Archivio mensile:febbraio 2014

Partiti

Ma se un partito è un gruppo di persone, che persegue un obiettivo politico e si da – come tutti i gruppi di persone di questa terra – delle regole condivise, cosa c’è di riprovevole nel fatto che, sempre in base a tali regole, alcuni vengano espulsi dal suddetto partito?

Io quelli che si stracciano le vesti per le espulsioni di ieri nel M5S proprio non li capisco. Indignatevi se e quando qualcuno viene picchiato dai propri compagni di partito. O penalizzato in un concorso pubblico per la propria appartenenza politica. Indignatevi se viene discriminato sul posto di lavoro. Indignatevi insomma quando siamo di fronte ad “epurazioni” vere: i fascisti non epuravano espellendo dal PNF, ma picchiando, licenziando, impedendo a cittadini che non condividevano le proprie idee di lavorare e vivere serenamente.

C’è quantomeno un po’ di confusione sul concetto di democrazia, mi pare.  Continua a leggere

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Creare il quadro

Mi ha colpito molto l’irruenza anti-grillina del premier Renzi durante il dibattito per la fiducia in Parlamento. Mi ha anche un po’ sorpreso, devo dire la verità. E mi sorprende molto lo iato tra ciò che sta accadendo e i commenti dei giornalisti, sospesi tra l’abbraccio interessato del nuovo verbo renziano e l’antico odio verso il sindaco di Firenze e tutto ciò che dice/fa.

E invece, secondo me, il giornalismo dovrebbe almeno tentare qualche lettura. Senza troppe pretese, ma almeno provarci. Possibilmente lasciando da parte il tifo da stadio, foriero di tante cose, tutte non buone.

E allora proviamoci Continua a leggere

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Berlusconi ha vinto

Guardate che Berlusconi non ha vinto perché Renzi ha stipulato con lui il “patto dell’Italicum”… E neanche perché alla fine è riuscito – benché condannato ed interdetto dai pubblici uffici – a farsi ricevere dal Colle per le consultazioni per la formazione del nuovo governo…

Berlusconi ha vinto perché “tette e culi” sono oggi la via principe per fare pubblicità a qualsiasi (QUALSIASI) prodotto. Continua a leggere

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La trappola di Gramsci

In questi giorni i commenti pro e contro il tentativo di Matteo Renzi si susseguono sui social, creando uno dei dibattiti più inutili e noiosi della storia della Repubblica (probabilmente). Sarà probabilmente il pathos che trasforma oramai ogni discussione in scontro tra tifoserie. Sarà l’effetto moltiplicatore di ignoranza tipico dei social network (l’ignoranza c’era già, eh… ma almeno prima non la sbraitavamo sui nostri profili facebook! Lo dico per non partecipare ad un’altra interessantissima discussione tra webtifosi e antiwebtifosi). Sarà, infine, che ho come la sensazione che su facebook vi sia soprattutto chi ha molto tempo a disposizione (mea culpa): presumibilmente chi ne ha poco, riuscirà a connettersi una mezzoretta, difficilmente a partecipare e a seguire un’intera conversazione, specialmente se molto lunga (come quelle che trattano temi politici, generalmente). Continua a leggere

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Velocità e politica

C’è una (sola) cosa di Matteo Renzi che mi piace poco: quel suo stile così “veloce” che lo rende – per dirla con le parole di Calabresi“completamente dentro il suo tempo, in sintonia con gli umori profondi della nostra società”.

In questa ridicola vicenda della “staffetta” a Palazzo Chigi (suggerisco la lettura del post di Sofri di questa mattina, che è una piccola lezione di politica, comunicazione e giornalismo!) è la velocità il vero discrimine tra il segretario PD e l’attuale premier.

Solo che, di fronte alla complessità che governa il mondo (o che abbiamo noi in testa quando proviamo a comprendere il mondo), la velocità non aiuta. Perché essa – benché richiesta dai tempi, soprattutto dopo la scomparsa delle ideologie che semplificavano la realtà di fronte a noi – riduce eccessivamente la complessità. E non aiuta, specialmente chi fa politica.

La politica ha bisogno di tempi lunghi, sempre. Bisogna amarla questa complessità e sforzarsi – insieme – di darle un senso, per poter cambiare realmente (e radicalmente) le cose. Che non significa tornare alla stasi cui la sinistra ci ha abituato negli ultimi trent’anni. Ma tornare a tessere. Con un’attenzione ai tempi e una alla meta e all’orizzonte.

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